Esami per la cervicale: quando farli e quali servono
Il dolore cervicale, o cervicalgia, colpisce la maggior parte delle persone almeno una volta nella vita. Nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo temporaneo legato a posture scorrette, tensioni muscolari o colpi di freddo, che si risolve spontaneamente o con trattamenti conservativi. Non sempre è necessario ricorrere a esami diagnostici approfonditi.
Gli accertamenti diventano però indispensabili quando il dolore persiste oltre le tre settimane, peggiora progressivamente, si accompagna a sintomi neurologici come formicolii o perdita di forza agli arti superiori, oppure quando c’è il sospetto di patologie più serie. In questi casi, il medico valuterà quali esami prescrivere per identificare la causa esatta del problema e impostare la terapia più appropriata.
Quale esame per vedere la cervicale?
Non esiste un unico esame standard per la cervicale: la scelta dipende dai sintomi riferiti dal paziente e dall’ipotesi diagnostica del medico. L’iter diagnostico parte sempre da una visita clinica accurata, durante la quale vengono valutati i movimenti del collo, la presenza di contratture muscolari, eventuali limitazioni funzionali e segni neurologici.
Gli esami strumentali più utilizzati includono la radiografia, che offre una prima valutazione delle strutture ossee, la risonanza magnetica, considerata il gold standard per visualizzare dischi, midollo spinale e radici nervose, e la TAC, utile soprattutto in caso di traumi o quando si sospettano problematiche ossee complesse. L’elettromiografia può essere richiesta quando si vuole verificare la funzionalità nervosa e muscolare.
Come si diagnostica la cervicale infiammata?
La diagnosi di cervicalgia infiammatoria si basa inizialmente sull’anamnesi e sull’esame obiettivo. Il medico raccoglie informazioni sulla natura del dolore (acuto o cronico, localizzato o irradiato), sulle circostanze di insorgenza, sui fattori che lo peggiorano o lo alleviano, e sulla presenza di altri sintomi come rigidità mattutina, cefalea da cervicale, vertigini o disturbi della sensibilità.
Durante la visita vengono testati i movimenti del rachide cervicale in tutte le direzioni, si palpa la muscolatura per individuare punti di tensione o trigger point, e si eseguono manovre specifiche per valutare l’eventuale compressione delle radici nervose. Se l’esame clinico suggerisce un’infiammazione dei tessuti molli senza coinvolgimento di strutture nervose o ossee, spesso non sono necessari esami strumentali immediati. In presenza di segnali d’allarme, invece, il medico prescriverà gli accertamenti più indicati.
Esami principali per la cervicale
Altri esami complementari
Di seguito altri esami che possono essere indicati in caso di problemi alla cervicale.
Elettromiografia (EMG)
Questo esame valuta la funzionalità dei nervi periferici e dei muscoli. Viene prescritto quando si sospetta una radicolopatia cervicale, cioè una sofferenza delle radici nervose che causa dolore irradiato al braccio, formicolii, intorpidimento o debolezza muscolare. L’elettromiografia permette di localizzare con precisione il livello della compressione nervosa e di distinguere tra diverse patologie neurologiche.
Ecografia muscolo-scheletrica
L’ecografia può essere utile per valutare i tessuti molli del collo, individuare infiammazioni tendinee, borsiti o raccolte liquide. È un esame operatore-dipendente, non invasivo e privo di radiazioni, ma fornisce informazioni limitate sulle strutture profonde come il midollo spinale.
Esami del sangue
In presenza di sintomi che suggeriscono patologie reumatologiche o infiammatorie sistemiche, possono essere richiesti esami ematici per valutare indici di infiammazione (VES, PCR), fattore reumatoide, anticorpi specifici o altri marcatori. Questi accertamenti aiutano a identificare condizioni come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante o altre malattie autoimmuni.
Quando fare gli esami per la cervicale
Non tutti i dolori cervicali richiedono esami immediati. È consigliabile rivolgersi al medico ed eventualmente procedere con accertamenti quando:
- il dolore persiste da più di tre settimane nonostante il riposo e i trattamenti conservativi
- si verifica un trauma significativo al collo o alla testa
- compaiono sintomi neurologici come formicolii, intorpidimento, debolezza muscolare agli arti superiori
- il dolore si accompagna a febbre, perdita di peso inspiegabile o malessere generale
- si manifesta difficoltà a deglutire, disturbi visivi o perdita di equilibrio
- il paziente ha una storia di neoplasie o patologie sistemiche
- sono presenti deformità evidenti della colonna o limitazioni funzionali importanti.
In assenza di questi segnali d’allarme, è ragionevole attendere qualche settimana provando approcci terapeutici non invasivi sotto controllo medico.
Quale medico specialista per la cervicale?
La scelta dello specialista più appropriato dipende dalla natura del problema e dalla risposta ai trattamenti iniziali. Un approccio multidisciplinare garantisce una gestione completa ed efficace della cervicalgia.