Dolore alla spalla: cause, quando preoccuparsi e cosa fare
Il dolore alla spalla rappresenta uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi nella popolazione adulta. Questa articolazione, caratterizzata da un’ampia libertà di movimento, è particolarmente esposta a sovraccarichi, traumi e processi infiammatori che possono limitare significativamente le attività quotidiane.
La spalla coinvolge numerose strutture anatomiche: muscoli, tendini della cuffia dei rotatori, borse sinoviali, legamenti e capsule articolari. Ciascuna di queste componenti può essere origine del sintomo doloroso, che può manifestarsi in modo acuto o cronico, con intensità variabile da un semplice fastidio a un dolore invalidante.
Comprendere le cause, riconoscere i segnali d’allarme e sapere quando è necessario rivolgersi a uno specialista consente di gestire il problema in modo efficace e prevenire complicazioni a lungo termine.

Cause comuni del dolore alla spalla
Le origini del dolore alla spalla sono molteplici e possono essere classificate in diverse categorie. Tra le cause meccaniche e traumatiche rientrano le lesioni della cuffia dei rotatori, conseguenza di movimenti ripetitivi o traumi diretti. La tendinite del sovraspinoso è particolarmente frequente in chi solleva pesi o esegue attività con il braccio sopra la testa.
La borsite subacromiale si manifesta quando la borsa sierosa che protegge i tendini si infiamma, causando dolore durante i movimenti di abduzione del braccio. La capsulite adesiva, comunemente nota come spalla congelata, provoca rigidità progressiva e limitazione funzionale, spesso senza un evento scatenante identificabile.
Le patologie degenerative includono l’artrosi gleno-omerale e l’artrite dell’articolazione acromion-claveare, più comuni dopo i 50 anni. Le instabilità articolari, tipiche dei giovani sportivi, possono causare sublussazioni o lussazioni ricorrenti.
Posture scorrette prolungate, come quelle assunte durante il lavoro al computer, generano contratture muscolari a carico del trapezio e dei muscoli periscapolari. Anche problematiche cervicali possono irradiare dolore verso la spalla, rendendo talvolta complessa la diagnosi differenziale.
Quando il dolore alla spalla deve preoccupare?
Non tutti i dolori alla spalla richiedono un intervento medico urgente, ma esistono situazioni che necessitano di valutazione immediata. Un dolore improvviso e intenso alla spalla sinistra, accompagnato da oppressione toracica, sudorazione o nausea, può indicare un evento cardiaco acuto e richiede accesso immediato al pronto soccorso.
La comparsa di gonfiore importante, arrossamento e calore localizzato, specie se associati a febbre, può suggerire un processo infettivo articolare. L’impossibilità di muovere la spalla dopo un trauma diretto o una caduta potrebbe nascondere fratture o lussazioni che necessitano di trattamento ortopedico urgente.
Un dolore persistente che non migliora dopo due-tre settimane di gestione conservativa, o che peggiora progressivamente nonostante il riposo, merita approfondimento diagnostico. La presenza di debolezza marcata nel sollevare il braccio, specialmente se insorta improvvisamente, può indicare una lesione tendinea significativa.
Sintomi notturni che impediscono il sonno, difficoltà nell’eseguire gesti semplici come pettinarsi o allacciarsi il reggiseno, e la sensazione di instabilità articolare sono segnali che richiedono consulto specialistico per evitare cronicizzazione del disturbo.
Come capire se il dolore è muscolare o tendineo?
Distinguere l’origine del dolore orienta verso il percorso terapeutico più appropriato. La valutazione clinica attraverso test specifici eseguiti dal medico o dal fisioterapista, come i test per la cuffia dei rotatori, consente una diagnosi più precisa. Ecografia e risonanza magnetica rappresentano gli strumenti diagnostici di elezione per confermare il sospetto clinico.
Cosa fare in caso di dolore alla spalla?
Nella fase acuta, la gestione iniziale prevede il riposo relativo: evitare movimenti che scatenano il dolore senza immobilizzare completamente l’articolazione, per prevenire rigidità. L’applicazione di ghiaccio nelle prime 48-72 ore riduce infiammazione e dolore: 15-20 minuti ogni 2-3 ore, proteggendo la pelle con un panno.
I farmaci antinfiammatori non steroidei, assunti secondo prescrizione medica, controllano dolore e infiammazione. È fondamentale non mascherare il sintomo per continuare attività dannose: il dolore rappresenta un segnale di protezione che va ascoltato.
Superata la fase acuta, la fisioterapia assume ruolo centrale: esercizi di mobilizzazione graduale prevengono l’instaurarsi di rigidità, mentre il rinforzo muscolare progressivo protegge l’articolazione da futuri episodi. Tecniche manuali, terapie fisiche strumentali come laser o tecarterapia possono accelerare il recupero.
La correzione posturale è essenziale, soprattutto per chi lavora al computer: monitor all’altezza degli occhi, spalle rilassate, pause regolari con esercizi di stretching. L’ergonomia del posto di lavoro non va sottovalutata nella prevenzione delle recidive.
Nei casi resistenti al trattamento conservativo, infiltrazioni di corticosteroidi o acido ialuronico possono fornire sollievo temporaneo. L’opzione chirurgica si riserva a lesioni strutturali significative che non rispondono ad altre terapie.
Quali esami fare per il dolore alla spalla
La valutazione diagnostica inizia con un’accurata visita ortopedica specialistica. L’ortopedico o il fisiatra raccolgono l’anamnesi, valutano la mobilità articolare e eseguono test clinici specifici per individuare la struttura interessata.
La scelta dell’esame appropriato spetta allo specialista in base al quadro clinico: un percorso diagnostico mirato evita esami superflui e orienta rapidamente verso la terapia più efficace.