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Risonanza magnetica: cos’è, come funziona e quando serve

Al Santagostino Nembro è possibile eseguire esami di risonanza magnetica per lo studio approfondito di organi, tessuti e articolazioni, grazie a tecnologie diagnostiche avanzate e a un’équipe specializzata.

Che cos’è la risonanza magnetica e perché si usa

La risonanza magnetica (RM o RMN) è una tecnica di diagnostica per immagini che permette di visualizzare gli organi interni del corpo umano con un livello di dettaglio elevato. A differenza di radiografie e TAC, non utilizza radiazioni ionizzanti ma campi magnetici e onde di radiofrequenza per generare immagini tridimensionali dettagliate dei tessuti molli, degli organi e delle articolazioni.

Questo esame è diventato uno strumento fondamentale in molte specialità mediche perché consente di identificare patologie che altri esami potrebbero non rilevare con la stessa precisione. La sua capacità di distinguere tra tessuti con composizioni biochimiche diverse lo rende particolarmente efficace nella diagnosi di malattie neurologiche, problemi ortopedici, tumori e patologie cardiovascolari.

Come funziona la risonanza magnetica

Il funzionamento della risonanza magnetica si basa sul principio della risonanza magnetica nucleare. L’apparecchiatura genera un potente campo magnetico che interagisce con i nuclei degli atomi di idrogeno presenti nei tessuti del corpo, particolarmente abbondanti nell’acqua e nei grassi. Quando vengono stimolati da impulsi di radiofrequenza, questi nuclei emettono segnali che vengono captati e trasformati in immagini da un computer.

Durante l’esame il paziente viene fatto sdraiare su un lettino che scorre all’interno di un grande magnete cilindrico. È fondamentale rimanere immobili per tutta la durata della procedura, che può variare da 20 a 60 minuti a seconda della zona da esaminare. L’apparecchio produce un rumore ritmico caratteristico, causato dalle bobine magnetiche che si attivano e disattivano rapidamente.

Quando viene prescritta la risonanza magnetica

La risonanza magnetica trova applicazione in numerosi ambiti clinici:

Specialità medicaApplicazioni
NeurologiaStudio dell’encefalo e del midollo spinale; diagnosi di ictus, sclerosi multipla, tumori cerebrali e altre patologie del sistema nervoso centrale
Ortopedia e traumatologiaVisualizzazione di lesioni a muscoli, tendini, legamenti e cartilagini; valutazione di problemi a ginocchio, spalla, colonna vertebrale e altre articolazioni
OncologiaIndividuazione di tumori, definizione della loro estensione, pianificazione di interventi chirurgici e monitoraggio della risposta alle terapie
CardiologiaStudio del cuore e dei vasi sanguigni
GastroenterologiaAnalisi di fegato, pancreas e vie biliari
UrologiaValutazione di reni e apparato urinario

Il mezzo di contrasto: quando serve e quale si usa

In alcuni casi viene somministrato un mezzo di contrasto per via endovenosa prima o durante l’esame. Il più utilizzato è il gadolinio, una sostanza che aumenta la visibilità di determinate strutture anatomiche o alterazioni patologiche, migliorando la qualità diagnostica delle immagini.

Il gadolinio ha un profilo di sicurezza elevato e provoca reazioni allergiche con una frequenza molto inferiore rispetto ai mezzi di contrasto iodati usati nella TAC. Dopo l’iniezione occorrono alcuni minuti perché si distribuisca nel corpo, poi l’esame può procedere.

Non tutti gli esami richiedono il mezzo di contrasto. La decisione dipende dal quesito diagnostico specifico e viene valutata dal medico radiologo in base alle indicazioni cliniche.

Controindicazioni: chi non può fare la risonanza magnetica

La risonanza magnetica non è adatta a tutti. La controindicazione principale riguarda i portatori di pacemaker cardiaco, defibrillatori impiantabili e neurostimolatori, poiché il campo magnetico può interferire con il funzionamento di questi dispositivi. Esistono però modelli recenti di pacemaker compatibili con la RM: è necessario verificare con il proprio cardiologo.

Altre controindicazioni includono la presenza di clip vascolari intracraniche per aneurismi cerebrali, schegge metalliche nell’occhio e alcuni tipi di valvole cardiache metalliche. Protesi ortopediche moderne, viti e placche in titanio sono generalmente compatibili, ma è sempre opportuno segnalare al medico ogni intervento chirurgico pregresso.

Chi ha lavorato come saldatore, tornitore o in ambiti con esposizione a schegge metalliche dovrebbe informare il personale sanitario, poiché potrebbero esserci frammenti metallici nell’organismo senza esserne consapevoli.

Per le donne in gravidanza, specialmente nel primo trimestre, l’esame è sconsigliato per precauzione, anche se non esistono prove di danno al feto. Viene eseguito solo quando strettamente necessario e non differibile.

La claustrofobia può rappresentare un problema per alcuni pazienti, data la conformazione chiusa dell’apparecchiatura. Esistono però macchine aperte e tecniche di rilassamento che possono aiutare. In casi selezionati è possibile ricorrere a una leggera sedazione.

Preparazione all’esame: cosa fare prima

Nella maggior parte dei casi la risonanza magnetica non richiede preparazioni particolari. Non è necessario essere a digiuno, salvo specifiche indicazioni per esami addominali o con mezzo di contrasto.

Prima dell’esame è fondamentale rimuovere tutti gli oggetti metallici: gioielli, orologi, piercing, forcine per capelli, protesi dentarie mobili. Anche carte di credito e dispositivi elettronici devono essere lasciati fuori dalla sala RM perché il campo magnetico può danneggiarli.

È importante comunicare al personale sanitario l’eventuale presenza di tatuaggi, poiché alcuni pigmenti contengono particelle metalliche che potrebbero causare irritazione o bruciore durante l’esame.

Vantaggi e limiti della risonanza magnetica

VantaggiLimiti
Assenza di radiazioni ionizzantiTempi di esecuzione più lunghi rispetto ad altri esami radiologici
Eccellente risoluzione di contrasto per distinguere tessuti con caratteristiche similiCosto più elevato
Maggiore sicurezza per esami ripetutiMinor disponibilità di apparecchiature
Meno efficace della TAC nella valutazione di patologie polmonari e ossee acute